LA LOTTA ALLA MAFIA E AI MAFIOSI NON E’ FINITA. E’ il titolo del blog di Salvatore Giacalone

Con l’arresto di Matteo Messina Denaro, dopo 30 anni di latitanza, ci si chiede già chi prenderà il suo posto come capo di Cosa Nostra. A parlarne è Gaspare Mutolo, il pentito che sfidò Totò Riina scegliendo di collaborare con Giovanni Falcone. Sentito dal settimanale Oggi, ha spiegato: “La prima cosa che mi viene in mente sono le parole di un grande uomo come Falcone: la mafia è un fattore umano, ha avuto un inizio e sicuramente avrà una fine. Speriamo che questo arresto sia l’inizio della fine”. “Di sicuro, non gli mancavano le possibilità di curarsi all’estero, se avesse voluto – ha continuato lo storico collaboratore di giustizia -. Può darsi che abbia scelto di farsi prendere. Magari spera in un allentamento delle leggi, magari era troppo malato, magari si sta entrando in una nuova era”. Tante le ipotesi sul tavolo. Di certo, i veri capi, i coordinatori, sono sempre stati di Palermo, anche all’estero per tradizione i capi erano palermitani. Messina Denaro, trapanese, è stato un’anomalia”. Da Giovanni Brusca a Totò Riina, da Bernardo Provenzano a Tommaso Buscetta è lunga la lista dei boss che per anni si sono dati alla macchia entrando di diritto tra i latitanti più pericolosi e più ricercati in Italia. Con l’arresto di Matteo Messina Denaro si assottiglia l’elenco dei latitanti di massima pericolosità facenti parte del “programma speciale di ricerca” del gruppo Interforze. Si tratta di Attilio Cubeddu (Anonima sequestri), ricercato dal 1997 per non aver fatto rientro, al termine di un permesso, nella Casa Circondariale di Badu e Carros (Nuoro), ove era recluso, per sequestro di persona, omicidio e lesioni gravissime. E ancora : Giovanni Motisi di Palermo ricercato dal 1998 per omicidi, dal 2001 per associazione di tipo mafioso, dal 2002 per strage ed altro; deve scontare la pena dell’ergastolo. Renato Cinquegranella (camorra), di Napoli ricercato dal 2002 per associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso in omicidio, detenzione e porto illegale di armi, estorsione ed altro. Infine Pasquale Bonavota (’ndrangheta), di Vibo Valentia, ricercato dal 2018 per “associazione di tipo mafioso” e “omicidio aggravato in concorso”. La lotta alla mafia e ai mafiosi, come si vede, non è ancora finita.
Salvatore Giacalone
18 gennaio 2023