Mazara. Le novità che potrebbero dare il via libera ai lavori per il dragaggio del porto

Il degrado del porto di Mazara e la sua escavazione. Se ne parla da sette mesi. Ci sono però delle novità che potrebbero dare il via libera ai lavori ma ci sono anche degli ostacoli di un certo spessore da superare. La dirigente generale dell’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana, dottoressa  Rosaria Barresi,  che aveva espresso un parere sfavorevole sullo sversamento dei fanghi nella colmata B, parere basato su  una relazione dell’Ispra del 2011 che avvertiva “che la colmata B viene definita “zona di nidificazione” in particolare per alcune specie di uccelli, il “fratino” ed il “fraticello”, ha modificato la sua posizione dopo i pareri espressi sulla valutazione di incidenza ambientale, sottoscritta dalla commissione comunale preposta, previa presentazione di uno studio di incidenza redatto da un tecnico qualificato. Una modifica che però contiene  molte prescrizioni e “che è subordinata – si legge nella nota della Barresi –  al pieno rispetto delle mitigazioni fatte proprie nel provvedimento del comune di Mazara e in particolare si dovrà procedere prima dell’inizio dei lavori alla realizzazione delle opere di delimitazione dell’area umida trasmettendo al Dipartimento apposita cartografia nella quale dovrà essere riportata la recinzione realizzata, attraverso delle fotografie”. Nella nota, che porta la data del 26 luglio scorso e che è stata inviata alle autorità regionali, a vari Enti  e al comune di Mazara, si legge anche che “il deposito dei fanghi  non potrà interessare le aree della laguna per l’intero periodo della nidificazione delle specie ornitiche, che richiedono “un regime rigoroso di tutela” e che vengono indicate nell’allegato 1 della direttiva 2009/147/Cee.”. C’è poi il problema dei fanghi che vengono prelevati dal porto: alcuni possono andare in colmata, altri, ritenuti “più pesanti” devono essere sversati in discarica secondo una tabella che viene notificata nella nota. La Barresi sottolinea, infine, che i lavori non potranno essere conclusi prima della completa attuazione degli interventi mitigativi che dovranno essere certificati  dal comune di Mazara che avrà inoltre il compito di vigilare sul loro andamento relazionando trimestralmente al Dipartimento e agli enti cui compete la vigilanza ambientale. In sostanza, secondo la dirigente, i lavori non possono  iniziare se prima non verranno effettuate le prescrizioni anzidette, a cominciare dalla recinzione della colmata B,  che misura circa 10 ettari, qualcosa come 120 mila metri quadri e che costerebbe una montagna di quattrini. Dice l’ingegnere Calogero Foti, Commissario Delegato per la realizzazione degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico nella regione Siciliana. “Questa stazione appaltante intende avviare i lavori nel più breve tempo possibile compatibilmente con il periodo feriale che caratterizza la chiusura delle imprese. E’ già stata convocata riunione operativa con l’impresa aggiudicataria e si sta richiedendo il nulla osta alla Capitaneria di Porto di Mazara per la Concessione delle aree demaniali”. Alla domande se bisogna tener conto delle prescrizioni della dottoressa Barresi, Foti risponde: “Ovviamente si, ma non si ritiene che le stesse siano pregiudizievoli per il buon esito da tutti auspicato finalizzato alle operazioni di dragaggio del porto”. “Il comune – dice l’assessore comunale ai lavori pubblici, Silvano Bonanno – prima di prendere qualsiasi decisione, vuole consultarsi con i propri tecnici per le opere da realizzare e trovare eventuali fonti di finanziamento”. Ma intanto in città spuntano nuovi comitati, l’ultimo è guidato da una donna battagliera, Anna Quinci, presidente del Comitato cittadino per la difesa e la riqualificazione del porto di Mazara  la quale si chiede: “perché ci si ostina a perseguire quello che a nostro avviso è un accanimento, una insistenza sulla colmata B che sta causando solamente il blocco dell’escavazione del porto canale di Mazara? C’è qualche interesse a riempire di fango la colmata che in questo modo potrebbe divenire un area utilizzabile per scopi e progetti di cui la città è ignara? Perché non si inizia a pensare a progetti alternativi al trattamento ed al conferimento dei fanghi? Chiediamo a gran voce all’amministrazione comunale  e a chi di competenza di attivarsi affinché si realizzi un radicale e risolutivo intervento per superare la situazione di stallo che ormai perdura da troppi anni”.

 

Salvatore Giacalone