Dopo il primo “sguardo” pubblicato nel 2022 e il secondo nel 2024, entrambi ospitati da Tele8TV, questo nuovo percorso non pretende ancora una volta di offrire una mappa completa dell’arte contemporanea siciliana. Si tratta piuttosto di una ricognizione inevitabilmente parziale, costruita attraverso incontri, mostre, opere e artisti che negli ultimi anni hanno attirato la mia attenzione.
Rispetto alle precedenti ricognizioni, ciò che emerge con maggiore evidenza è la crescente pluralità dei linguaggi. La Sicilia continua infatti a esprimere una scena artistica vivace e articolata, nella quale convivono figurazione e astrazione, ricerca materica e attenzione narrativa, memoria dei luoghi e sperimentazione formale. Gli artisti qui presentati non appartengono a una scuola comune né condividono una medesima poetica; ciò che li accomuna è piuttosto la capacità di trasformare esperienze personali, identità culturali e tensioni del presente in immagini e forme originali.
Un primo nucleo di artisti mostra un forte legame con il territorio mediterraneo e con la dimensione simbolica della memoria. Salvatore Fiume rappresenta in modo esemplare questa capacità di trasformare la realtà in mito. Nella sua produzione, la Sicilia non è mai semplice paesaggio o cronaca, ma diventa racconto visionario, spazio dell’immaginazione e della memoria collettiva. Anche nelle opere pubbliche dedicate al territorio emerge questa tendenza a superare il dato realistico per costruire immagini sospese tra storia, leggenda e invenzione poetica.
Un analogo rapporto con il Mediterraneo attraversa la pittura di Enzo Togo. Nei suoi lavori il colore assume una funzione primaria: il mare, la luce, le architetture e le figure umane vengono progressivamente sintetizzati fino a diventare segni essenziali. La sua pittura oscilla tra figurazione e astrazione, trasformando il paesaggio mediterraneo in esperienza interiore e memoria emotiva. Anche nei formati più contenuti, la sua ricerca conserva una forte intensità lirica e una sorprendente capacità evocativa.
Il rapporto con la materia costituisce invece uno dei temi centrali nella ricerca di Enzo Puleo e Leonardo La Barbera. Nelle sculture di Puleo la pietra perde ogni rigidità apparente per diventare organismo vivo, attraversato da tensioni, equilibri e movimenti interni. Pieni e vuoti dialogano continuamente, generando forme che sembrano appartenere tanto alla memoria arcaica quanto alla sensibilità contemporanea. La Barbera affronta invece la materia attraverso la vetrofusione, tecnica che gli consente di costruire figure sospese tra presenza fisica e dimensione simbolica. La luce diventa parte integrante dell’opera, trasformando continuamente la percezione delle forme. Le sue figure, spesso cariche di richiami mitici e archetipici, si collocano in una zona di confine tra scultura, racconto e suggestione spirituale.
Un altro gruppo di artisti si confronta con la figura umana e con il tema dell’identità. Nei pastelli di ASNA (Sabina Giubilato) il volto femminile diventa il luogo privilegiato di una ricerca introspettiva. Il segno essenziale e la delicatezza della materia costruiscono immagini che parlano di fragilità, resistenza e consapevolezza interiore. I colori non descrivono la realtà ma contribuiscono a definire uno spazio emotivo intenso e raccolto.
Anche Giuseppe Calabrese sviluppa una figurazione fortemente centrata sulla presenza umana. Nei suoi lavori il ritratto supera la semplice rappresentazione per aprirsi a una dimensione simbolica, dove identità e natura dialogano costantemente. Le figure emergono all’interno di ambienti ricchi di elementi vegetali e cromatici che amplificano il loro valore evocativo, trasformandole in immagini sospese tra realtà e immaginazione.
Andrea Volo affronta il ritratto attraverso una dimensione narrativa più complessa. Le sue opere intrecciano memoria personale, riferimenti culturali e immaginario collettivo, costruendo immagini nelle quali la figura umana diventa il punto d’incontro tra esperienza individuale e dimensione visionaria. Il colore e la libertà della pennellata contribuiscono a generare una pittura intensa, capace di fondere racconto e interpretazione.
In una prospettiva differente si collocano gli artisti che esplorano il linguaggio dell’astrazione e della ricerca percettiva. Antonio Mauro sviluppa una pittura fortemente gestuale, nella quale il segno assume il valore di traccia emotiva e mentale. Le sue opere sembrano registrare processi interiori, tensioni e conflitti che si manifestano attraverso stratificazioni, cancellazioni e improvvise accelerazioni del gesto.
Domenico Di Girolamo concentra invece la propria ricerca sulle possibilità della percezione visiva. Attraverso rigorose costruzioni geometriche e articolati sistemi prospettici, realizza immagini che sfidano la stabilità dello spazio e coinvolgono attivamente lo sguardo dell’osservatore. Ne derivano opere nelle quali ordine e vertigine convivono in un equilibrio sorprendente.
Anche Giuseppe Tumbarello lavora sul rapporto tra segno, ritmo e spazio. Le sue composizioni astratte costruiscono trame dinamiche nelle quali linee e colori si intrecciano come percorsi in continuo movimento. Più che rappresentare qualcosa di riconoscibile, queste opere suggeriscono relazioni, energie e connessioni invisibili, invitando l’osservatore a una lettura libera e personale.
Una riflessione particolare merita inoltre la ricerca di Patrizia Viviana De Filippo. Attraverso soggetti apparentemente semplici come la natura morta, l’artista sviluppa una pittura che trasforma l’oggetto quotidiano in metafora della condizione umana. Le forme morbide e vitali dei suoi frutti evocano la bellezza concreta dell’imperfezione e aprono a una lettura che richiama la dimensione corporea e affettiva dell’esperienza.
Chiudo questo breve percorso con Gaetano Barbarotto, artista che da tempo conduce una coerente riflessione sul mare e sul paesaggio mediterraneo. Nella sua produzione il mare non è soltanto un tema iconografico, ma un simbolo complesso che racchiude memoria, identità, appartenenza e responsabilità ambientale. La recente mostra “Trilogia del mare”, ospitata al Museo Guttuso di Bagheria, ha confermato la maturità di una ricerca capace di coniugare qualità formale, sensibilità poetica e attenzione etica. Le sue opere restituiscono un Mediterraneo vivo e fragile, trasformando il paesaggio in esperienza emotiva e occasione di riflessione sul rapporto tra uomo e natura.
Anche in questa terza ricognizione emerge dunque una Sicilia artistica plurale, attraversata da linguaggi differenti ma accomunata da una forte capacità di trasformare esperienze, memorie e visioni in forme significative. Pittura, scultura, figurazione, astrazione e sperimentazione convivono senza gerarchie, offrendo prospettive molteplici su un territorio che continua a essere fonte inesauribile di ispirazione e ricerca.
Questo sguardo resta inevitabilmente parziale. Ma proprio nella varietà delle poetiche, delle tecniche e delle sensibilità qui richiamate si coglie uno degli aspetti più vitali dell’arte contemporanea siciliana: la capacità di esprimersi attraverso una molteplicità di voci che, pur diverse tra loro, contribuiscono a costruire un panorama culturale ricco, dinamico e in continua evoluzione.
Giacomo Cuttone
Foto di Damiano Asaro: “La Fontana del Vino di Marsala” di Salvatore Fiume





