Ci sono vite che non si lasciano racchiudere in un semplice ricordo. Hanno bisogno di immaginazione, dialogo, presenza.
Questa è un’intervista immaginaria a Liliana Pinta (1949-2014): giornalista, scrittrice, donna intensa, protagonista capace di attraversare la vita lasciando dietro di sé più domande che risposte.
Siamo in un salotto elegante, sospeso nel tempo. Di fronte a me siede Liliana Pinta: sorridente, brillante, ironica. Sembra, come sempre, pronta a prendere in mano lei stessa le redini dell’intervista.
- Da dove cominciamo? Dalla giornalista, dalla scrittrice o dalla donna?
- Cominciamo dalla curiosità. È il filo che tiene insieme tutto. Senza curiosità non esistono né il giornalismo, né la scrittura, né la vita stessa. Io ho semplicemente seguito le domande, e sono state loro a portarmi ovunque: in televisione, nei giornali, tra le persone.
- Ha attraversato linguaggi diversi: carta stampata, televisione, impegno sociale. Si è mai sentita una sola cosa?
- No, e non l’ho mai desiderato. La realtà è fatta di sfumature. Nei miei programmi parlavo di cultura, attualità, costume… ma sempre con un unico obiettivo: smuovere qualcosa. Dare voce agli ultimi non era beneficenza, era giustizia.
- È stata anche assessore alla Cultura. Un’esperienza diversa?
- Diversa, sì. Ma perfettamente coerente. Tra il 1997 e il 1999 ho capito che le idee, se non trovano spazio nelle istituzioni, restano sospese. E io non ho mai amato le sospensioni.
- Parliamo dei suoi libri. Cosa raccontano di lei?
- Raccontano ciò che non potevo dire in televisione. Notte senza luna e senza stelle è la mia parte più inquieta, quella che cerca un senso nel buio. Frammenti di colore appesi al cuore è più intimo: pensieri, prose poetiche, piccoli bagliori. E poi Parlando e mangiando che male ti fo, scritto con Peppe Pirrello: lì c’è la nostra ironia, il piacere della convivialità, il gusto di raccontare anche attraverso il cibo.
- C’è stato anche il teatro.
- Ah, il teatro! Lì si gioca tutto: presenza, voce, verità. Ricordo ancora quando, giovanissima, salii su quel palco accanto ai grandi. Non era solo recitare: era conquistare uno spazio. E io non ho mai avuto paura di farlo.
- E la televisione? I talk show, i dibattiti…
- Lì mi divertivo davvero. Era il mio ambiente naturale. Non ho mai sopportato le conversazioni finte. Se c’era da criticare la classe dirigente o scuotere una società assopita, lo facevo. Senza troppi riguardi.
- Come vuole essere ricordata?
- Come una donna vera. Con difetti, eccessi, slanci. Una che ha riempito il tempo al punto che, con lei, il tempo restava sempre in debito.
Questa intervista immaginaria restituisce il ritratto di una donna che non ha mai smesso di essere protagonista. Liliana Pinta lascia una testimonianza rara: quella di chi ha vissuto con intensità, senza risparmiarsi mai.
Giacomo Cuttone





