Tra le “Parole in fondo alla notte” (Antonino Contiliano) – di Giacomo Cuttone

Ne avevamo dato la notizia prima dell’effettiva pubblicazione. Oggi “Sparse Disarmoniche”, il nuovo libro di poesie di Antonino Contiliano, è in rete e già disponibile nel catalogo dell’editrice catanese Prova d’Autore (https://www.provadautore.it/prodotto/sparse-disarmoniche-di-antonino-contiliano/). Un libro eterodosso e del conflitto antagonista, come scrive il suo prefatore Marco Palladini. Il taglio che alle “parole”, fino in fondo – crediamo –, come è sua consolidata scelta, affida il confronto con la realtà complessa e inquieta del nostro tempo investendola con la sua opposizione etico-politica. Una posizione che, sin dalla tecnica del montaggio del materiale, non lascia adito a dubbi circa l’anestetizzazione del pensiero. La mente condizionata dall’ipomedialità accelerata La politica estetizzante della globalizzazione capitalistica del mondo tanto cara, e condivisa, da tanta produzione artistica e poetica circolante nel mercato mondiale della comunicazione degli individualismi imprenditoriali. Se non ai testi, basterebbe uno sguardo, pur dis-tratto, solamente alle parole “rosso … bolscevico” con cui, in una nota personale, lo stesso autore presenta il suo punto di vista. Nessuna equivocazione sul suo impegno etico-politico circa i fenomeni provocati dai poteri in corso galoppanti (dolenti o di altro tono) del nostro tempo. Una nota “musicale” critica ed eteroclitica che si accorda, non casualmente, con la sua stessa produzione precedente. Nessuna pacificazione consolatoria è promessa. Se ci si immette fra i sentieri delle parole delle poesie di questo libro è come fare un viaggio in fondo alle parole (un evidente riuso del viaggio “in fondo alla notte” del “maledetto” F. Céline).

alle parole viaggio in fondo

e alla notte da suli a suli

pirata squarcio gola brigante

incrocio sguardi frontalieri

battute di caccia nel demanio

onoris il letamaio della dignità

causa respingenti e clandestini

 

demente la bellezza alla mente

canta del presente l’ebbrezza

e tra tenue gira e grasso l’intestino

la carogna il prezzo della piazza

pezzente monolinguismo il capitale

e capisco perché il pesco non ha voce

impazzando il fungo del tornado

 

è come sentire il rasoio che canta

la frequenza sulla pelle dell’eternità

quando disabitiamo le rughe e il vuoto

il corso piega del fiume senza lume

perché a gran sorsi smorzi l’ira

del giorno l’ubriachezza dell’azione

e non ti pare di morire nel paesaggio

senza un notturno che annunci l’ora

 

nel fondo la voragine trovo il mio dare

il fiorire del riso e il vuoto del morire

il senza speranza il niente paura quindi

il sovrano di ogni padrone e signore

e non mi duole l’empietà del sacrilegio

ora che i santi sono filiera a soldo

e schiera a saldo new age economy

neanche una schiena puttana per amore

 

 

 

 

 

Giacomo Cuttone