Riceviamo ed integralmente pubblichiamo la nota di una telespettatrice che ci ha chiesto di rimanere anonima:
Gentile direttore,
scrivo questa lettera, nella speranza che venga pubblicata come spunto di riflessione.
Da anni vivo al nord per lavoro. A Mazara, città che per alcuni versi ho lasciato a malincuore ma che per altri non rimpiango, ho ormai solo dei parenti anziani. Mia madre, in particolare, ultraottantenne, semi autonoma ma che necessita di aiuto per molte cose sulle quali non indugio. Spesso per me tornare per le ferie equivale a sbrigare per lei faccende di tipo medico e burocratico. Quest’anno, trovo la sgradita sorpresa di un decreto ingiuntivo per pagare, fra l’altro, un conguaglio TARI del 2014 (ma i documenti, le ricevute, non potevano essere eliminati dopo 10 anni, 5 o addirittura 2 anni?), col tono perentorio e intimidatorio “entro 5 giorni”, pena il prelievo forzoso dal conto corrente. Mi sembra superfluo sottolineare che , come me al nord, mia madre ha sempre pagato le tasse qui, apprezzando, con riferimento alla TARI, il servizio porta a porta, per una raccolta differenziata che lei svolge meticolosamente. Mia madre non esce da casa e non ricorda di avere ricevuto solleciti. Ma l’idea del prelievo forzoso dal conto corrente sul quale viene canalizzata la non certo ricca pensione, attiva ansia e sviluppa l’idea di essere vittima di un sopruso. L’onere della prova spetta all’utente: dunque mia madre (ma potrei parlare di zii, di vicini di casa ecc) dovrebbe dimostrare di avere pagato, ritrovando ricevute finite chissà dove (o, per l’appunto, strappate), e tutto in 5 giorni. E se per caso fosse ricoverata? Se fosse venuta a trovarmi e non avesse saputo? Se nel frattempo un ictus le avesse compromesso la memoria? Certo all’amministrazione tutto questo non importa! Le tasse vanno pagate perchè a tutti sia garantito il diritto di usufruire di servizi. Importa a qualcuno se però, a fronte di un decreto ingiuntivo che nemmeno al peggiore delinquente, mia madre non può usufruire di un servizio di trasporto pubblico che per esempio, le permetta di raggiungere il cimitero per fare visita a suo marito, o il medico di base o un laboratorio d’analisi? Importa a qualcuno se nel suo quartiere l’acqua spesso non esce dai rubinetti e lei è costretta a lavarsi con l’acqua minerale che le porta il ragazzo del supermercato? O se quando piove un po’ più forte, la strada si allaga e il fango invade il suo androne?… no, non importa a nessuno. Le tasse si pagano, ed è giusto e sarebbe giusto anche godere dei servizi. Ma perchè si è forti con i deboli? Chi non paga, chi non ha mai pagato, e magari non ha neanche un conto corrente (mia madre ce l’ha per la pensione poiché quando andava a prelevarla all’ufficio postale, rischiava di essere rapinata), continuerà a non pagare. Io sono dipendente pubblico e dal mio stipendio le tasse vengono detratte senza un centesimo di sconto e in più pago, in una ridente cittadina del nord, tutte le altre tasse. Non che lì vada tutto bene, ma almeno ho un autobus che mi accompagna al lavoro e se mi siedo davanti ad un impiegato comunale, vengo accolta e ascoltata. Questa storia, mi ricorda molto quella dello sceriffo di Notthingam che con l’aiuto dei suoi fidati avvoltoi, vessava i poveri nella famosa leggenda di Robin Hood. Mia madre pagherà, anche se, molto verosimilmente, ha già pagato. Ma non raccontateci più la favola dell’amministrazione gentile e al servizio dei cittadini.
Con referente fastidio.




