Sono trascorsi 44 anni dalla strage di via Carini, l’attentato mafioso nel quale il 3 settembre 1982 persero la vita il generale e prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo.
Alla vigilia dell’anniversario, la segretaria generale della Cisl Palermo Trapani, Federica Badami, richiama l’importanza della memoria e dell’impegno quotidiano nella lotta alla criminalità organizzata.
«Ricordare il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa vuol dire rinnovare l’impegno per la legalità, il coraggio di difendere i valori e il senso dello Stato – afferma Badami –. Significa commemorare chi credeva che, stando insieme, sindacati, società civile, mondo del lavoro, scuola e istituzioni possono contrastare la diffusione dell’illegalità».
Per la dirigente sindacale, il ricordo di Dalla Chiesa deve tradursi in un impegno concreto e permanente.
«La lotta contro ogni forma di criminalità organizzata e compromesso mafioso deve restare una priorità costante per le istituzioni, la società civile e per le forze sociali», sottolinea.
Badami evidenzia inoltre il ruolo delle nuove generazioni nella costruzione di una società fondata sulla legalità.
«Il Prefetto sapeva che è necessario contare sui giovani per costruire una società civile che si oppone con forza ai metodi mafiosi, che costruisce il futuro sulla legalità, sul lavoro, sulla solidarietà e sull’equità sociale».
Nel ricordo di Dalla Chiesa, la Cisl sottolinea anche la necessità di affiancare all’azione repressiva delle forze dell’ordine e della magistratura un percorso culturale capace di incidere nella società.
«Dalla Chiesa resta un esempio di grande Uomo dello Stato, convinto che contro Cosa nostra non possono bastare, seppur fondamentali, la repressione messa in campo dalle forze dell’ordine, l’azione della magistratura e l’attacco ai canali finanziari malavitosi – aggiunge Badami –. Serve anche costruire una coscienza collettiva basata sulla diffusione della cultura antimafia».
Un impegno che, secondo la Cisl, passa inevitabilmente dalla memoria delle vittime e dalla capacità di trasmettere alle nuove generazioni il significato delle battaglie condotte contro la criminalità organizzata.
«Dato che senza memoria non può esserci cultura, è fondamentale rinnovare il ricordo di chi ha sacrificato tutto per il bene della nostra terra», conclude Badami.




