La bellezza esplosiva di una primavera straordinaria cancellata in poche ore dal fumo. Nelle Sciare protette (ZSC e ZPS) tra Mazara del Vallo e Campobello, il 2026 era iniziato sotto il segno di una rinascita vegetale senza precedenti. Le abbondanti piogge invernali avevano rigenerato la flora xerofita e creato un tappeto erbaceo lussureggiante nella piana di S. Nicola. Un “ben di Dio” che, purtroppo, è diventato esca per i piromani. Dal 30 aprile, l’incanto si è spezzato. Nonostante le ripetute segnalazioni delle associazioni Pro Capo Feto e GIVA 2010, alcuni roghi hanno ripreso a devastare il territorio, colpendo fauna e flora nel momento più delicato: quello della nidificazione. “Fino al 25 aprile – racconta il naturalista Enzo Sciabica – l’area era un santuario a cielo aperto. Uccelli come upupe, gruccioni, ghiandaie marine popolavano i cieli, mentre specie rare come la calandrella e lo strillozzo avevano iniziato a nidificare tra le rocce e l’erba”. “Dopo le ultime fiammate – raccontano alcuni testimoni – questi uccelli sono stati visti vagare smarriti lungo le strade, in cerca di scampoli di terra non ancora anneriti dal fuoco”. Un danno ecologico che il pronto intervento dei Vigili del Fuoco, allertati dal 112, può solo limitare. Verrebbe ignorata la Legge 353/2000 che obbliga i Comuni ad aggiornare il Catasto delle aree percorse dal fuoco. Senza questo registro, non scattano i vincoli di legge che vietano pascolo, caccia e, soprattutto, speculazione edilizia o agricola per dieci anni. La Regione viene accusata di non esercitare i poteri sostitutivi nei confronti dei Comuni inadempienti, mentre habitat protetti scompaiono e la macchia mediterranea arretra sotto i colpi del fuoco, oltre il cemento e l’agricoltura intensiva che avanzano. Laddove le fiamme hanno pulito il terreno negli anni passati, oggi sorgono oliveti, serre, tunnel e, recentemente, anche campi fotovoltaici. “È paradossale – spiega Enzo Sciabica – leggere atti notarili in cui si dichiara che i terreni non sono stati percorsi da fuoco doloso ma da attività varie solo perché i Comuni non aggiornano i catasti. Senza un intervento immediato delle istituzioni per blindare i terreni bruciati, il destino delle Sciare sembra segnato: non più riserva di biodiversità, ma terra di conquista per i privati”. Il sindaco di Mazara, Salvatore Quinci, è molto attento al fenomeno, sollecitato anche da Enti preposti come la Forestale. “Il Catasto – afferma – è stato aggiornato fino allo scorso anno con il voto del Consiglio comunale, è in corso quello di quest’anno. Il nostro Comune è, pertanto in regola con il Registro. Fra poco aggiorneremo anche i dati del 2026”.
Salvatore Giacalone





