E’ stato presentato all’interno dell’imponente cornice dell’ex Collegio dei Gesuiti di Mazara del Vallo l’ultimo atteso volume di Luigi (Gino) Burzotta, intitolato significativamente “Scapestrato”. Un’opera densa, stratificata e a tratti volutamente destabilizzante, che raccoglie e ordina le tessere di un mosaico esistenziale e intellettuale unico, sospeso lungo il fertile e tormentato confine che separa — e unisce — l’arte del teatro e la pratica della psicoanalisi. La scelta del luogo della presentazione non è stata casuale: quell’atrio maestoso, restituito alla cultura cittadina, è lo stesso spazio che Burzotta frequentava quotidianamente da giovane, quando i locali storici ospitavano il Liceo Classico di Mazara. Un suggestivo ritorno alle origini per un autore che ha fatto della memoria e dell’indagine interiore la sua cifra stilistica.
Quello consegnato alle stampe da Burzotta non è una semplice memoria nostalgica, bensì un vero e proprio saggio vivente sulla potenza della parola, sul corpo dell’attore e sulle dinamiche profonde dell’io. Al centro del tessuto narrativo si staglia l’epopea indimenticata del Teatro 2, un’esperienza che ha segnato storia culturale di Mazara del Vallo negli anni ’60 e ’70. Burzotta rievoca con precisione filologica e accorata partecipazione l’incontro con un gruppo di giovani locali animati da una passione viscerale per la scena. Un collettivo che, sotto la sua guida e la sua visione laterale, ha saputo affrancarsi dalle secche del dilettantismo di provincia per abbracciare i sentieri impervi e affascinanti del teatro d’avanguardia. In quelle stanze e su quelle tavole di legno si è consumata una rivoluzione silenziosa: un laboratorio universale, la lingua e il gesto si sono fatti strumenti di indagine psicologica e antropologica.
La complessità del libro risiede proprio nella sua struttura ibrida. La memoria storica, i ricordi di gioventù legati indissolubilmente ai luoghi simbolo della città e la riflessione teorica si fondono senza soluzione di continuità con la scrittura drammaturgica. Il volume include infatti i testi di due rappresentazioni emblematiche: Rosetto e Il Gallo di carta. Leggendo queste opere si percepisce chiaramente come per Burzotta l’atto teatrale non sia mai stato pura finzione o intrattenimento, ma una vera e propria messa in scena dell’inconscio, un rito terapeutico collettivo in cui le nevrosi, i sogni e i tabù della società prendono corpo e voce.
Il concetto di “Scapestrato“, che dà il titolo al volume, diventa così la chiave di volta dell’intera operazione. Lo scapestrato è colui che rompe i legami col passato, che devia dal tracciato ortodosso per cercare una verità più profonda, anche a costo di apparire folle o eccentrico. Burzotta ha applicato questa sregolatezza metodologica sia alla clinica psicoanalitica sia alla regia teatrale, dimostrando come entrambe le discipline si approccino al medesimo mistero: la rimozione e la rivelazione del desiderio umano. Ha dialogato con l’autore Catia Catania che ha sollecitato Burzotta al racconto delle sue esperienze teatrali a Torino e a Roma. Sul palchetto anche la presenza di due protagonisti del Teatro 2, Salvatore Giacalone e Girolamo Cristaldi.
Per i cittadini di Mazara, il libro rappresenta un prezioso documento di identità e memoria storica, il promemoria di una stagione in cui la città fu faro di sperimentazione. Per il lettore comune, è una sfida intellettuale affascinante che spinge a riflettere su come il teatro possa curare la vita e la vita possa, a sua volta, farsi teatro. Un’opera necessaria, che si inserisce di diritto nel dibattito culturale contemporaneo sul valore del ricordo, della formazione giovanile e dell’arte d’avanguardia.
Salvatore Giacalone
L’intervista con l’autore a cura di Luca Di Noto.




