Si chiude una fase chiave dell’inchiesta sul cosiddetto scandalo dei referti istologici all’Asp di Trapani. Il giudice per le indagini preliminari ha concluso l’incidente probatorio, il passaggio tecnico che ha consentito di cristallizzare gli elementi raccolti dai consulenti nominati dal Tribunale.
Ora gli atti tornano alla Procura di Trapani, che dovrà valutare l’intero impianto probatorio e decidere i successivi sviluppi dell’indagine, compresa l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio o ulteriori approfondimenti.
L’inchiesta riguarda i ritardi nella refertazione di migliaia di esami istologici, che in alcuni casi avrebbero comportato diagnosi oncologiche arrivate con tempi non compatibili con la necessaria tempestività delle cure. Secondo quanto emerso, sono oltre 3.000 gli esami finiti sotto la lente degli investigatori.
Nel procedimento risultano 19 indagati tra medici, tecnici e operatori sanitari dell’Azienda sanitaria provinciale di Trapani. Le consulenze disposte dalla Procura hanno analizzato un campione di casi per ricostruire tempi, procedure e criticità nella gestione dei laboratori di anatomia patologica.
L’inchiesta trae origine dalla denuncia di Maria Cristina Gallo, l’insegnante mazarese scomparsa nello scorso mese di ottobre, che per prima ha segnalato i gravi ritardi nella consegna dei referti istologici. La sua vicenda ha acceso i riflettori sulla problematica e dato avvio alle verifiche giudiziarie e ispettive sul sistema di refertazione dell’Asp di Trapani.
Con la chiusura dell’incidente probatorio si apre ora una nuova fase dell’indagine, nella quale la Procura dovrà valutare se i ritardi siano riconducibili a inefficienze organizzative oppure a condotte penalmente rilevanti.
Resta centrale anche l’aspetto sanitario della vicenda: stabilire se i ritardi possano aver inciso in modo concreto sull’esito delle diagnosi e sui percorsi terapeutici dei pazienti coinvolti.
Un caso che continua a mantenere alta l’attenzione della magistratura e dell’opinione pubblica in Sicilia.




