Percorrendo le strade di Petrosino emerge con evidenza un paradosso difficile da ignorare: un territorio straordinariamente ricco di testimonianze storico-architettoniche che, tuttavia, da troppo tempo versano in uno stato di abbandono. Bagli, mulini e torri – tra cui la suggestiva Torre Sibiliana – si affiancano a luoghi simbolici come l’Arco del Baglio Woodhouse, scelto come emblema dello stemma comunale, e a chiese che custodiscono tracce di un passato ricco e significativo. Un patrimonio prezioso che oggi, purtroppo, appare trascurato e ancora poco valorizzato.
Particolarmente emblematica è la situazione della Chiesa Maria SS. delle Grazie, profondamente trasformata dopo i lavori di ricostruzione seguiti al sisma del 1981 e ulteriormente snaturata da interventi decorativi ritenuti da molti di discutibile valore artistico. Un caso che riflette una gestione non sempre attenta alla tutela dell’identità storica locale.
Critica anche la condizione dell’arte contemporanea. Le circa cento opere donate da artisti negli anni Ottanta sono tuttora collocate in modo “provvisorio” presso l’Istituto Comprensivo “G. Nosengo”, in attesa di una sede adeguata ad ospitare una Pinacoteca d’Arte Contemporanea.
Le basi di questo patrimonio furono poste grazie alla Rassegna di Pittura promossa dalla Pro Loco, allora guidata dal maestro Bartolo Piccione. Nove edizioni, fino al 1991, nate con l’obiettivo di creare una pinacoteca stabile: ogni artista invitato lasciava un’opera, contribuendo alla formazione di una collezione di notevole valore. Tra i nomi coinvolti figurano Andreocci, De Fazio, Di Cara, Guccione, Lo Cascio, Catalano, De Simone, Todoverto, Trolese, Bacchin, Picelli, Barnabei, Palmizi, Sanfelice Vargiu, Palamara, Caputo, Perricone, Lombardo, Linares, Cavarretta, Patito, Catania, Sorrentino, Zerilli, Farina…. Un’iniziativa che testimonia la vivacità culturale di una comunità allora desiderosa di affermarsi nel panorama siciliano.
Successivamente, seppur per un periodo limitato, operò anche l’Ente Mostra di Pittura che, sotto la guida di Pino Mannone, organizzò diverse esposizioni coinvolgendo personalità di rilievo come il critico d’arte Giorgio Seveso e il maestro Enzo Migneco (in arte Togo).
A questa fase è però seguito un lungo periodo di silenzio: oltre vent’anni di stallo per il settore artistico-culturale, segnati da assenza di programmazione, improvvisazione e mancanza di una visione strategica.
Un lieve tentativo di rilancio si è registrato tra il 2015 e il 2018, con la realizzazione di murales e installazioni lungo il litorale petrosileno. Interventi che, tuttavia, non hanno resistito nel tempo: oggi appaiono in gran parte deteriorati, privi di manutenzione, arredo urbano e illuminazione adeguata.
In questo contesto segnato dal degrado, resistono alcune opere simboliche: il “Monumento all’Uva e al Contadino” di Franco Armato, il “Busto bronzeo dell’On. Francesco De Vita” di Pino Mazarese e il “Monumento al Pescatore” di Franco Gennaro. Presenze isolate che testimoniano un patrimonio ancora esistente, ma privo di un progetto organico di valorizzazione.
Oggi l’offerta culturale del territorio appare piuttosto limitata e frammentaria: si concentra principalmente nel carnevale, in alcune festività religiose, nelle sagre estive e in sporadiche presentazioni di libri. Si tratta di iniziative che, pur apprezzabili, risultano prive di una visione culturale organica e condivisa. Il tutto si inserisce in un contesto che, in modo paradossale, deve fare i conti anche con l’assenza di una biblioteca comunale.
Eppure, la riflessione sulla bellezza come leva di riscatto resta centrale. “La bellezza contro la cupidigia, contro l’omertà, contro la rassegnazione. La bellezza contro la paura”, recita una frase attribuita a Peppino Impastato. Un pensiero che richiama anche la visione del mecenate Antonio Presti, promotore di esperienze come Fiumara d’Arte e Librino: proprio nei momenti di crisi, sostiene, la cultura può indicare una concreta strada di rinascita.
Petrosino appare così sospesa tra passato e futuro, tra ciò che è stato e ciò che potrebbe ancora diventare.
Giacomo Cuttone




