Un casco integrale in testa, uno smartphone posizionato strategicamente per avviare una diretta streaming su Telegram o TikTok, e un’azione violenta o illegale pianificata nei minimi dettagli. Gli ultimi fatti di cronaca che collegano la Lombardia a San Vito Lo Capo accendono i riflettori su una realtà inquietante: ragazzini di appena 11 o 12 anni che non si limitano a “usare” il telefono, ma creano veri e propri “marchingegni” o set digitali per trasmettere in automatico le proprie azioni al mondo.
Cosa sta succedendo nella mente di questa nuova generazione? Non si tratta di un’evoluzione biologica dell’intelligenza, ma di una mutazione radicale del loro ambiente di sviluppo. Compiere un gesto estremo o illecito e trasmetterlo online trasforma la vita reale in un videogioco. Il compagno di classe, il professore o l’autorità non vengono più percepiti come persone in carne e ossa, ma come “personaggi” di una messinscena utile a generare contenuti.
A dodici anni, il cervello umano attraversa una fase delicatissima di sviluppo in cui il giudizio dei pari è tutto. In passato, la ricerca di approvazione avveniva nel cortile della scuola; oggi avviene nell’arena globale dei social media. I dodicenni di oggi riescono a configurare messaggistica, programmare dirette automatiche e aggirare blocchi informatici con estrema facilità.
Chi armeggia dietro uno schermo si sente invisibile e invincibile, ignorando del tutto le implicazioni penali, morali e sociali delle proprie azioni.
E’ un fenomeno preoccupante? A mio modo di vedere, si. Ci troviamo di fronte a una totale riconfigurazione psicologica dell’infanzia. Se prima l’atto di ribellione adolescenziale era fine a se stesso o limitato a pochi testimoni, oggi l’azione esiste solo se viene filmata, trasmessa e resa virale. I “marchingegni” tecnologici non sono strumenti di progresso culturale, ma protesi di un profondo isolamento emotivo che chiede disperatamente di essere visto. Per curare questa deriva, la risposta non può essere solo tecnica o punitiva: serve ricostruire il valore della realtà e dell’empatia prima che lo schermo inghiotta del tutto i nostri ragazzi.
Salvatore Giacalone
3 giugno 2026





