Non è stata la Pasqua della rinascita che speravamo. Mentre le tavole con famiglie numerose provavano a conservare un barlume di tradizione, il contesto globale ha imposto un menù amaro, condito da incertezza e sacrifici. Da un lato, le guerre. I conflitti in Ucraina e in Medio Oriente non sono più “rumori di fondo”, ma ferite aperte che sanguinano quotidianamente sui nostri teleschermi. La sensazione di un’instabilità permanente ha tolto serenità anche ai momenti di riposo, trasformando i messaggi di pace da rito pasquale a invocazione disperata. Dall’altro, la realtà brutale del carovita. A cominciare dai rincari energetici che gonfiano le bollette, all’impennata dei prezzi alimentari. In questo scenario, la festività è scivolata via tra la stanchezza di chi deve far quadrare i conti e l’angoscia per un futuro geopolitico sempre più indecifrabile. Più che una festa, è stata una pausa di riflessione forzata: la consapevolezza che la “normalità” a cui eravamo abituati è diventata un lusso che il mondo, oggi, sembra non potersi più permettere.
Le festività pasquali a Mazara del Vallo evocano ricordi legati a tradizioni che, purtroppo, col tempo si stanno affievolendo. Il lunedì di Pasquetta era immancabilmente dedicato alla scampagnata nella zona di Miragliano, un tempo luogo di ritrovo per famiglie e comitive, mentre il martedì dopo Pasqua era tradizione fare una passeggiata devozionale e festosa verso la suggestiva chiesetta di San Vito a Riva di Mare, tra devozione e aria di primavera. Questi luoghi, un tempo fulcro della socialità pasquale mazarese, oggi vivono spesso solo nei racconti dei più anziani, n sostanza un “c’era una volta” che serve solo a raccontarci come eravamo e prendere coscienza di come siamo. Ridotti, aggiungerei. Alla prossima
8 aprile 2026
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