Ventidue persone sono state sottoposte a fermo dai Carabinieri del Comando provinciale di Palermo nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sull’escalation di attentati e intimidazioni che, dal novembre 2025 fino a pochi giorni fa, ha interessato il mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo. Per sette degli indagati, già detenuti per altre vicende, il provvedimento è stato notificato in carcere.
L’indagine, coordinata dalla DDA guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, rappresenta la prosecuzione dell’operazione che lo scorso giugno aveva già portato all’emissione di otto provvedimenti di fermo per estorsione, danneggiamenti e tentato omicidio.
Secondo l’ipotesi accusatoria, undici degli indagati sarebbero coinvolti nelle intimidazioni e negli attentati riconducibili al racket delle estorsioni che negli ultimi mesi hanno colpito numerose attività commerciali della città. A nove persone vengono contestati, a vario titolo, i reati di estorsione, tentata estorsione e detenzione illegale di armi da guerra, aggravati dal metodo mafioso.
Un secondo filone investigativo riguarda invece un presunto gruppo dedito al traffico di cocaina, hashish e marijuana nei quartieri di San Lorenzo e Zen 2. Gli investigatori ritengono che l’organizzazione disponesse anche di un arsenale di armi. Tra gli indagati compare anche Salvatore Verga, destinatario di contestazioni in entrambi i filoni dell’inchiesta.
Determinante per lo sviluppo delle indagini sarebbe stato il contributo del nuovo collaboratore di giustizia Alessio D’Agostino, arrestato il 20 marzo scorso. Le sue dichiarazioni avrebbero consentito di ricostruire gli equilibri interni del mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo e il ruolo attribuito a Salvatore Verga, ritenuto dagli investigatori il punto di riferimento del gruppo e accusato di impartire direttive dal carcere ai componenti incaricati delle intimidazioni.
L’inchiesta evidenzia anche il clima di paura che avrebbe caratterizzato le attività estorsive. A fronte dei numerosi episodi contestati, soltanto due imprenditori hanno denunciato le richieste di pizzo. Uno di loro, ascoltato dagli investigatori alla fine di giugno, ha riferito di aver ricevuto una richiesta iniziale di 5 mila euro, successivamente ridotta a 3 mila euro, somma che avrebbe versato in due tranche.
Per il filone relativo alle estorsioni e ai danneggiamenti sono stati fermati Salvatore Ariolo, 52 anni; Gioacchino Buzzotta, 21; Gian Mattia Celestino, 21; Massimiliano Clemente, 52; Andrea Perugia, 28; Rosario Piazza, 19; Giuseppe Pirrotta, 25; Baldassarre Rizzuto, 25; Manuel Salamone, 34; Matteo Salamone, 38; e Salvatore Verga, 35 anni.
Nell’inchiesta sul traffico di stupefacenti risultano invece coinvolti Francesco Paolo Albamonte, 35 anni; Maria Claudino, 65; Stefano Claudino, 31; Salvatore D’Arpa, 32; Emanuele Donesi, 25; Giuseppe Faija, 30; Marco Ferrante, 34; Aldo Tenerelli, 21; Gaetano Verga, 66; Salvatore Verga, 35; e Khemais Lausgi, 37 anni.
Le accuse saranno ora sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.




