Non ce l’ha fatta Alessia La Rosa, la bambina palermitana di otto anni conosciuta da tutti come “la guerriera”, che per quasi sette anni ha combattuto contro un tumore. La piccola è morta ieri, lasciando un profondo dolore nella sua famiglia e nella comunità che negli anni le si era stretta attorno.
La sua storia era diventata un simbolo di forza e resilienza, ma anche di straordinaria partecipazione collettiva, travalicando i confini della Sicilia. Grande tifosa del Palermo FC, Alessia era abbonata in curva Nord e la sua passione per i colori rosanero l’aveva resa una presenza speciale e amatissima dal mondo del calcio.
Negli stadi italiani, nel tempo, sono stati dedicati a lei cori e striscioni di incoraggiamento, in un abbraccio ideale che ha unito tifoserie e città diverse. Alessia era diventata anche un piccolo simbolo per la squadra, tanto da essere considerata una sorta di “portafortuna” dal calciatore rosanero Jacopo Segre, con cui aveva condiviso momenti significativi anche in campo durante alcune gare ufficiali.
Recentemente era stata invitata dai tifosi del Venezia FC allo stadio Penzo per assistere alla partita tra arancioverdi e Palermo, testimonianza ulteriore dell’affetto e della vicinanza che la sua storia aveva generato anche fuori dalla Sicilia. Tuttavia, nelle ultime settimane le sue condizioni si erano aggravate fino al tragico epilogo.
In una nota ufficiale, il Palermo FC ha espresso il proprio cordoglio, ricordando Alessia per “il suo amore per il Palermo, vissuto dagli spalti della curva Nord, e per la sua straordinaria capacità di incarnare la passione più genuina per i nostri colori”, sottolineando come il suo ricordo resterà vivo nella storia del club e nella grande famiglia rosanero.
Una vicenda che lascia un vuoto profondo, ma anche l’eredità di una testimonianza di coraggio che ha unito sport, emozione e solidarietà.





