Nel Blog di Salvatore Giacalone di questa settimana “UCRAINA E AFRICA. ACCOGLIENZA E RESPINGIMENTI”

L’umanità smarrita che ci consegnano le immagini di questa inutile guerra collezionano ansie nuove e paure perdute. Quei treni, stipati con migliaia di persone, che fuggono da quel dramma, che faticosamente superano la frontiera per approdare ad una terra nuova, sono diapositive che il nostro immaginario collettivo già conosce, da oltre un secolo. Chi ha creduto che un lungo periodo di pace potesse mutare gli equilibri del mondo sbagliava. Le nemesi si ripetono puntuali. La guerra ha causato il più rapido spostamento forzato di popolazione dalla Seconda guerra mondiale. Quasi un terzo della popolazione ucraina – circa 14 milioni di persone – ha abbandonato le proprie case. Di questi, oltre 6,5 milioni di ucraini hanno attraversato i confini e vivono come rifugiati all’estero, mentre oltre 8 milioni sono sfollati all’interno del Paese. Questo significa che milioni di persone – uomini e donne, bambini, anziani, persone con disabilità – hanno lasciato le comunità che consideravano casa loro per viaggiare verso l’ignoto attraverso il Paese in cerca di sicurezza e protezione per le loro famiglie. Accoglierli è un atto doveroso verso chi fugge dalle bombe e dalla guerra. Ma ecco la doppia morale del Vecchio Continente. I conflitti presenti in Africa hanno, paradossalmente, un altro spessore. Ci sono stati momenti, anche nel nostro Paese, dove un barcone con duecento migranti poteva essere salvato ed invece, a volte , era sottoposto ad un qualche respingimento. Oggi, di fronte a milioni di esodi, la gente scende in piazza, esprime il suo disprezzo verso Putin, prepara quanto può per accoglierli. Ecco le regole non scritte dell’ incoerenza. Situazioni diverse, certo, quelle delle migrazioni e dei respingimenti ma entrambe drammatiche e crudeli, dove l’uomo vive pienamente la tensione e la tragedia della guerra. Non sappiamo ancora, esattamente, come finirà. È un momento storico delicato e convulso. Sono giorni e notti di lunghi interrogativi. Ma un giorno finirà e raccoglieremo gli stracci da una guerra voluta per fame del potere, di conquistare territori confinanti, ma per fare cosa? Ecco l’interrogativo inquietante al quale è difficile rispondere. Alla prossima.
Salvatore Giacalone
26 ottobre 2022