Nel blog di Salvatore Giacalone di Questa settimana si Parla di paura

Il coronavirus insieme, alla crisi economica, alla guerra, ai terremoti, al cancro, alla povertà, mette paura alla gente e la paura, come ci insegna la storia a proposito di regimi totalitari, uccide la libertà. Questa paura come la vediamo negli occhi della gente, nei supermercati, nelle poche persone che ancora portano le mascherine e fanno bene, dalle città affogate in disinfettanti, non è solo in grado di condizionare le nostre esistenze ma arriva a condizionare le attività di interi paesi e a bloccare intere economie. La paura sul piano individuale spinge a minimizzare i rischi, a non viaggiare, a non uscire di casa, in breve, spinge il cittadino a non fidarsi della normalità e ad accettare sempre più di vivere in un regime di precauzioni, di controlli, di limitazioni pur di sentirsi “al sicuro”. Quando non c’è una epidemia, nella normalità, le nostre vite sono talmente protette che i pericoli ai quali pensiamo, alla fine sono soltanto potenziali, ma in una epidemia questi pericoli diventano reali. La paura normalmente, come ha detto qualcuno, è un sottoprodotto del benessere e ha un potere tale che può addirittura “affascinare”, ma quando c’è una epidemia la paura che limita fortemente la libertà perde qualsiasi fascino. La “paura fa paura” e l’unico modo è di pensare alla paura senza pensarci. Ma questo vale nella normalità quando c’è una epidemia ci si pensa eccome. Ma questo è il momento della solidarietà: guardare agli altri prima che a noi stessi farà emergere quel senso di comunità che ci renderà più forti. Dobbiamo essere ancora più determinati nel rispettare le regole perché stiamo vivendo un freddo inverno: è fondamentale contenere il contagio e fermare i ricoveri nelle strutture sanitarie. Deve essere chiaro che non abbiamo alternative a un comportamento rigoroso e non possiamo permetterci di sottovalutare la situazione. A Mazara, come in altre città limitrofe, aumentano i contagiati, bisogna fermarsi e riflettere sui numeri e poi chiedersi “perché”. La causa sono le riunioni familiari? Non credo e, comunque, non solo. Io credo che la causa maggiore sono gli affollamenti negli uffici pubblici, poste, banche, uffici di enti. Abbiamo una missione da compiere: innanzitutto sconfiggere la pandemia. Forza e coraggio.
Salvatore Giacalone
11 gennaio 2023