Nuovo sviluppo nell’inchiesta sulla rete di favoreggiatori che avrebbe sostenuto la lunga latitanza del boss mafioso Matteo Messina Denaro. I Carabinieri del Ros hanno eseguito una serie di perquisizioni nei confronti di Francesco Burrafato, 85 anni, ex primario dell’ospedale di Castelvetrano, indagato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo per favoreggiamento aggravato dall’aver agevolato Cosa Nostra.
Le attività investigative, coordinate dalla Procura di Palermo, hanno interessato l’abitazione dell’ex medico e altri immobili a lui riconducibili, con l’obiettivo di acquisire documentazione e ogni altro elemento utile alle indagini.
Secondo gli investigatori, Burrafato sarebbe il misterioso “Parmigiano”, nome in codice utilizzato da Matteo Messina Denaro in alcuni pizzini rinvenuti nel covo del boss dopo il suo arresto, avvenuto il 16 gennaio 2023. In uno dei messaggi, destinato alla sorella Rosalia ma mai recapitato, il capomafia impartiva istruzioni affinché venisse richiesto a “Parmigiano” un prestito di 40 mila euro, da restituire successivamente attraverso consegne dilazionate.
Proprio questo elemento ha spinto gli inquirenti ad approfondire la posizione dell’ex primario, ritenendo che possa aver fornito un sostegno economico al boss durante il periodo della latitanza.
L’indagine si inserisce nel più ampio filone investigativo con cui la Direzione Distrettuale Antimafia sta cercando di ricostruire l’intera rete di persone che, a vario titolo, avrebbe garantito assistenza, copertura e supporto logistico ed economico a Matteo Messina Denaro nel corso dei suoi trent’anni di latitanza.
Al momento nei confronti dell’ex medico è stata eseguita esclusivamente una perquisizione nell’ambito delle indagini preliminari. Saranno gli ulteriori accertamenti della magistratura a chiarire l’effettiva consistenza degli elementi raccolti e le eventuali responsabilità dell’indagato, che, come previsto dalla legge, è da ritenersi innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.




