Cronache quotidiane, sirene che spiegano, manette che scattano nei palazzi del potere. In Sicilia, il bollettino della corruzione nella pubblica amministrazione non conosce sosta. Quasi ogni giorno un nuovo filone d’indagine svela un sistema parallelo, dove il diritto si trasforma in favore e il merito viene sistematicamente calpestato. Non si tratta più di casi isolati, ma di una patologia sistemica che devasta l’economia e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Siamo di fronte alla più evidente espressione della mala politica.
Da un lato ci sono i corrotti: funzionari infedeli, dirigenti compiacenti e politici senza scrupoli. Persone che abusano del proprio ruolo pubblico per un tornaconto strettamente personale, trasformando uffici e assessorati in veri e propri mercati dei favori. Dall’altro lato si muovono i corruttori: imprenditori d’assalto, faccendieri e talvolta colletti bianchi legati alla criminalità organizzata. Questi soggetti comprano corsie preferenziali per appalti, licenze e sanatorie, drogando il libero mercato e penalizzando le aziende oneste.
Serve una rivoluzione culturale della legalità, unita a una reale digitalizzazione e trasparenza delle procedure pubbliche per azzerare la discrezionalità dei singoli. Occorrono maggiori controlli nei piccoli e grandi appalti. Ed in particolare in una branca molto delicata, cioè la sanità e i mille risvolti dei traffici commerciali. Solo spezzando il legame tra corrotti e corruttori la Sicilia potrà finalmente liberarsi dal giogo della mala politica.
Salvatore Giacalone
1 Luglio 2026



