C’è una frattura profonda tra una generazione che non si sente rappresentata e un sistema percepito come autoreferenziale. Il distacco non è pigrizia, ma l’esito di una mancata risposta ai bisogni concreti. Se i giovani percepiscono la politica come “lontana dalla quotidianità”, è perché il linguaggio e le priorità istituzionali hanno spesso ignorato le loro incertezze sul futuro. Nei piccoli e medi centri come Mazara , questo fenomeno assume sfumature ancora più critiche. Se da un lato la dimensione locale potrebbe favorire il contatto diretto, dall’altro la mancanza di spazi di aggregazione e la percezione di un potere cristallizzato in vecchie dinamiche, scoraggiano l’iniziativa. In queste realtà, la politica rischia di essere vista come un “affare per pochi”, spingendo i ragazzi verso l’astensionismo o la fuga verso contesti più dinamici. In un piccolo o medio comune come Mazara, Castelvetrano ed altri, la dimensione sociale è il vero motore della partecipazione politica. Qui, a differenza delle grandi metropoli, il rapporto con le istituzioni è diretto e quasi sempre mediato dalla conoscenza personale: il politico non è un volto in TV, ma un vicino di casa. Questo “contatto stretto” dovrebbe favorire il coinvolgimento, ma spesso genera l’effetto opposto: il timore del giudizio o la percezione di dinamiche di potere vecchie e immutabili. Nei piccoli centri, i giovani soffrono spesso la mancanza di spazi fisici di aggregazione laici e moderni. Quando mancano centri culturali, il confronto politico si sposta inevitabilmente sui social, svuotando le piazze reali. La politica viene allora percepita come un “gioco per adulti” che si tramanda per gerarchie consolidate, dove il nuovo fatica a trovare spazio se non come semplice comparsa. Se un’amministrazione riesce a creare tavoli di lavoro concreti su temi sentiti (ambiente, sport, lavoro locale), il giovane smette di essere uno spettatore distante e diventa un attore sociale. Nei comuni più piccoli, il cambiamento è visibile a occhio nudo: vedere una propria idea trasformarsi in una riqualificazione urbana o in un evento culturale è il miglior antidoto alla sfiducia. Alla prossima.
Salvatore Giacalone 15 aprile 2026



