Un pezzo di legno recuperato da un barcone di migranti può diventare un simbolo potente di fede, memoria e rinascita. È questa l’origine della “Croce del Mediterraneo – Croce di Speranza e di Riscatto”, un’opera carica di significato umano e spirituale nata a Mazara del Vallo.
A raccontarne la storia è Matteo Foggia, Ministro Straordinario della Comunione della Parrocchia Sacro Cuore in Santa Maria di Gesù, che sabato 20 giugno, in occasione del battesimo del figlio Paolo e in concomitanza con la XIV Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, ha donato la croce al Vescovo della diocesi, monsignor Angelo Giurdanella.
«L’idea mi è nata dal desiderio che avevo da tempo di realizzare un crocifisso, ma non avevo ancora le idee chiare», spiega Foggia. «Poi don Antonio Civello, parroco di Santa Rosalia e mia guida spirituale, mi parlò di un progetto di evangelizzazione e ascolto nei centri di accoglienza, nelle comunità di recupero e nei contesti di fragilità sociale. Da lì tutto è diventato più chiaro».
Il progetto si è così trasformato in un’opera articolata: due croci destinate al Vescovo Giurdanella e al comandante della Capitaneria di Porto di Mazara del Vallo, capitano di fregata Stefano Luciani, che ha reso possibile il recupero del legno. Una terza croce, più grande, rappresenta invece il fulcro dell’intera creazione.
«È la Croce Missionaria – racconta ancora Foggia – da cui nascono le altre. Un legno vissuto, consumato, carico di dolore e di speranza. Vorrei che questa croce potesse viaggiare tra le realtà che vivono il tema della missione, della rinascita e del riscatto umano». La base dell’opera è stata inoltre realizzata utilizzando un giubbotto appartenuto a un migrante sbarcato sulle coste siciliane.
Durante la cerimonia, il Vescovo Giurdanella ha espresso il proprio ringraziamento, ricordando anche un episodio significativo legato al mondo dei migranti: alla domanda “sei un migrante o un rifugiato?”, la risposta ricevuta è stata semplice e profonda: «Preferirei essere una persona».
Un evento intenso e partecipato che ha coinvolto l’intera comunità parrocchiale, distinguendosi per la sua autenticità. Non un’iniziativa organizzata da associazioni o movimenti strutturati, ma il gesto spontaneo di una persona semplice e sensibile, capace di trasformare materiali di scarto in un messaggio universale di umanità e speranza.




