Verdetto ribaltato a Palermo: la prima sezione della Corte di Appello, presieduta da Adriana Piras, ha assolto la dirigente regionale Silvia Coscienza, annullando la condanna a 3 anni inflitta in primo grado per peculato, con relativa confisca di somme di denaro.
Al centro della vicenda le indennità percepite per incarichi aggiuntivi durante il periodo in cui Coscienza ricopriva il ruolo di commissario straordinario dell’Ato Tp2 Belice Ambiente. Secondo l’accusa, circa 39 mila euro avrebbero dovuto essere versati al bilancio regionale in base al principio di onnicomprensività degli stipendi dei dirigenti pubblici.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Roberto Mangano, ha invece dimostrato che l’imputata aveva agito in buona fede, in un contesto caratterizzato da incertezza normativa e prassi amministrative poco chiare.
Una situazione che, negli anni successivi, ha portato la stessa Regione a chiarire le procedure con apposite circolari.
Accogliendo questa ricostruzione, la Corte ha assolto la dirigente perché il fatto non costituisce reato, disponendo anche la revoca della confisca.




