Il capo dell’organizzazione che gestiva i viaggi clandestini fra Tunisi e Lampedusa dirigeva le operazioni dal suo bel ristorante di Mazara di Vallo, il “Bellavista”, sul lungomare Giuseppe Mazzini. Fadhel Moncer, tunisino da anni residente in Italia, è stato fermato questa notte dai finanzieri dal nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo assieme ad altre 11 persone. Due sono i ricercati. La procura di Palermo ha fatto scattare un nuovo fermo per gli scafisti che continuavano a gestire gli sbarchi “fantasma”, a bordo di potenti gommoni, alcuni già sequestrati dalla Guardia costiera. Tremila euro per un viaggio, come già documentato anche in altre indagini, perché le organizzazioni degli sbarchi “fantasma” sono diverse.
Questa volta, però, l’inchiesta della Finanza va oltre. Scatta il sequestro per il tesoretto degli scafisti. Tutto in Sicilia. Il provvedimento firmato dal procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Marzia Sabella, dai sostituti Gery Ferrara, Claudia Ferrari e Federica La Chioma pone i sigilli al ristorante di Mazara, a una casa bunker, che si trova a Marsala, a un un’azienda agricola. Sequestrati pure un cantiere nautico, due pescherecci e vari conti correnti su cui transitavano in modo vorticoso i profitti dell’organizzazione.
Gli investigatori del nucleo di polizia economico finanziaria guidati dal colonnello Cosmo Virgilio sono adesso a caccia di altri insospettabili complici degli scafisti, che puntavano a nuovi investimenti. Alcuni dei fermati stavano fuggendo in Tunisia, sono stati bloccati al porto di Palermo con 30 mila euro in contanti nascosti nel’auto. Il provvedimento riguarda cittadini stranieri, ma anche sette italiani, che gestivano con l’organizzazione il trasporto di sigarette di contrabbando.
Il gruppo guidato da Fadhel Moncer seguiva la rotta Tunisi-Lampedusa anche diverse volte alla settimane. E poi utilizzava delle piccole imbarcazioni per il trasbordo nella zona di Mazara del Vallo. Di recente, il gruppo era riuscito a impossessarsi anche di alcuni gommoni già sequestrati e portati a Lampedusa. “Questo si vede che comanda – dicevano alcuni complici parlando del capo – questo è cornuto, come acciaio, parola d’onore”. Nelle intercettazioni, Moncer si vantava di aver corrotto alcuni ufficiali della polizia tunisina, per far scarcerare uno suo uomo arrestato. E, intanto, gestiva anche altri affari. Qualche tempo fa, era stato indagato per traffco d’armi.
fonte : https://palermo.repubblica.it/cronaca/2019/01/15/news/in_gommone_fra_tunisi_e_lampedusa_14_fermi_la_finanza_sequestra_il_tesoro_degli_scafisti-216591978/