Si fa presto a parlare di giovani. Spesso lo facciamo per etichettarli, definendoli ora scansa fatiche” o peggio ancora “nativi digitali” per il continuo utilizzo del cellulare in qualsiasi ora e in qualsiasi posto, come se questa fosse l’unica lente attraverso cui osservare la loro esistenza. Eppure, se ci fermiamo ad ascoltare il battito delle nostre comunità locali, emerge un quadro molto più complesso e vibrante di quanto le cronache nazionali vogliano far credere. .
Il primo errore che commettiamo è considerare la giovinezza come una sala d’attesa. Pensiamo che i ragazzi stiano “aspettando di diventare qualcuno”, dimenticando che sono già qualcuno oggi. Nelle piazze dei nostri paesi, nelle biblioteche comunali o nei centri sportivi, si muove una generazione che affronta sfide inedite. Se un tempo il percorso era tracciato (studio, lavoro, famiglia), oggi i binari sono saltati. L’incertezza non è più un’eccezione, ma la regola.
Nonostante questa precarietà strutturale, i giovani non sono immobili. C’è una forma di impegno che spesso sfugge agli occhi degli adulti perché non passa attraverso i canali tradizionali della politica o delle associazioni storiche. È un impegno che si manifesta nel volontariato informale, nella sensibilità verso l’ambiente, nella capacità di fare rete attraverso la tecnologia per scopi solidali. Sono ragazzi che chiedono spazi, non solo fisici ma soprattutto di ascolto e di fiducia. A Mazara sono stati creati alcuni spazi fisici, come il Civic Center, l’ex chiesa San Carlo, ed altri ne stanno nascendo.
Un punto critico rimane il divario generazionale nel dialogo. Spesso gli adulti offrono soluzioni a problemi che non esistono più, o peggio, giudicano le fragilità moderne con i parametri del passato. La “fuga dei cervelli” non è solo un fenomeno che riguarda le grandi metropoli, ma colpisce duramente le nostre realtà locali. Quando un ragazzo se ne va, non porta via solo le sue competenze, ma svuota il futuro della comunità stessa. Valorizzare i giovani significa allora investire sulle loro idee, anche quando sembrano distanti dalla nostra visione consolidata delle cose. In conclusione, i giovani non sono un problema da risolvere, ma la risorsa principale da cui ripartire. Alla prossima.
Salvatore Giacalone
6 maggio 2026



