Con C’era ‘na vota e c’era 2 (Multiverso edizioni 120 pagine, euro 13,90), la scrittrice mazarese Antonella Marascia compie un’operazione culturale tanto affascinante quanto audace, separando nettamente il concetto da quello di letteratura per l’infanzia. Se il primo volume della collana si offriva come custode delle memorie pure e ingenue di giovani vite, questa nuova opera sposta la lente d’ingrandimento sui “cunti” della tradizione più carnale, satirica e arguta, pensata espressamente per un pubblico di “adulti consenzienti”.
La forza della scrittura della Marascia risiede nella sua capacità di mantenere intatto il sapore della narrazione orale. Tra le pagine si avverte la viva voce del popolo siciliano, quella che storicamente si riuniva nelle piazze o attorno al fuoco per esorcizzare le fatiche quotidiane attraverso l’ironia, la beffa e il paradosso ma anche quella di parenti e affini che la scrittrice ricorda e fotografa con i suoi “cunti”. Non si tratta di testi sguaiati, bensì di un recupero filologico di quell’umorismo piccante e di quella critica sociale che i nostri antenati affidavano a metafore colorite e aneddoti maliziosi.
L’autrice dimostra una profonda sensibilità antropologica nel trattare questi materiali. Riesce a spogliare il racconto popolare dai moralismi moderni, restituendo al lettore la veracità di vicende umane fatte di passioni, debolezze, inganni e saggezza. I protagonisti di questi racconti si muovono in contesti senza tempo, ma le loro dinamiche psicologiche risultano incredibilmente attuali, svelando vizi e virtù che appartengono all’umanità di ogni epoca.
Dal punto di vista stilistico, la commistione linguistica e il ritmo incalzante rendono la lettura fluida, divertente e a tratti goliardica. C’era ‘na vota e c’era 2 si rivela così non solo un’operazione di salvaguardia della memoria storica di Mazara e della Sicilia intera, ma anche un invito a riscoprire la leggerezza e l’intelligenza di una comicità perduta. Un libro che intrattiene, fa sorridere e, sotto il velo dell’ironia, fa riflettere profondamente sulla natura umana.
Salvatore Giacalone




