Giuseppe Boscarino nasce a Mazara del Vallo il 30 maggio 1886 da Francesco Boscarino e Calogera Ardito.
Fin da giovanissimo manifesta una spiccata inclinazione artistica: dopo le scuole elementari entra come apprendista nella bottega del falegname Michele Barracco, dove si distingue per le sue doti nella decorazione delle spalliere dei carretti siciliani, animate da scene vivaci tratte dai cicli cavallereschi e da fonti storiche e letterarie.
Il suo talento precoce viene riconosciuto dal professor Francesco Catania — lo stesso che in seguito scoprirà Pietro Consagra — il quale lo accoglie dapprima nel suo studio fotografico e poi, superando le resistenze della famiglia, decide di sostenerne gli studi artistici. Nel 1905 lo accompagna al Regio Istituto di Belle Arti di Napoli, diretto allora dal professor D’Orsi. Qui Boscarino sviluppa una particolare predilezione per il ritratto, conseguendo il diploma nel 1907. Prosegue la sua formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, frequentando per due anni il Corso speciale di figura diretto da Ettore Tito, maestro che segna profondamente la sua maturazione artistica. Si perfeziona poi a Roma, nell’Istituto Superiore di Belle Arti, sotto la guida dello scultore Ettore Ferrari. Nel frattempo, nell’autunno del 1910, ottiene anche il diploma di licenza presso la Regia Scuola Tecnica di Mazara. Nel luglio 1913, dopo aver superato gli esami al Regio Istituto di Belle Arti di Palermo, il Ministero della Pubblica Istruzione gli conferisce l’abilitazione all’insegnamento del disegno nelle scuole tecniche e normali. Chiamato alle armi nel 1911, viene assegnato alla Sezione Fotografica del Regio Esercito Italiano, con sede a Villa Mellini a Roma. Tra il 1915 e il 1917 realizza in questo edificio diverse decorazioni pittoriche a soggetto aviatorio nel salone centrale del secondo piano: opere oggi conservate nella sede dell’Osservatorio Astronomico e del Museo Copernicano. Parallelamente, tra il 1910 e il 1914, collabora ai restauri della Cattedrale di Mazara del Vallo, nel gruppo guidato dal professor Rosario Spagnoli.
Terminata la guerra, Boscarino rientra definitivamente nella sua città natale e il 20 settembre 1919 si sposa.
Gli anni Venti rappresentano una fase di intenso impegno culturale e pedagogico: fonda e dirige la Scuola d’Arte e Mestieri, che avrà un ruolo decisivo nella formazione di maestranze specializzate — edili, decoratori, ebanisti, falegnami — insegnandovi decorazione e disegno. È anche tra i fondatori, nel 1925, del Liceo Classico “Gian Giacomo Adria”, dove ricopre la cattedra di Storia dell’Arte. L’ultimo decennio della sua vita è dedicato alla fotografia, all’insegnamento e a lavori di decorazione in abitazioni private e negli edifici pubblici della città. Tra questi spiccano gli affreschi del soffitto del salone del Palazzo municipale, purtroppo oggi perduti, che celebravano il lavoro dei campi e la tradizione marinara di Mazara. Nel 1928 viene nominato membro della Consulta e della Commissione Diocesana per la Tutela e l’Incremento dell’Arte Sacra.
Giuseppe Boscarino muore improvvisamente il 21 novembre 1930, a soli 44 anni.
Mazara del Vallo gli ha dedicato una scuola media e una via; negli anni Settanta il figlio Francesco fonda un Cenacolo di Cultura a lui intitolato, in Corso Umberto: uno spazio vivace di incontri, mostre, musica, fotografia, discussioni letterarie e artistiche, pensato per custodire la memoria dell’artista e promuovere la cultura cittadina.
Oggi manca ancora una critica organica e sistematica sulla sua produzione, disseminata tra collezioni private e sedi pubbliche in Sicilia e nel resto d’Italia. Le sue opere, raramente firmate a causa della sua indole riservata, rivelano un tratto grafico vivo e controllato, quasi nervoso, che comunica un’urgenza espressiva. Nei ritratti Boscarino mira a cogliere non solo la fisionomia, ma l’interiorità del soggetto. I suoi dipinti si distinguono per una forte dimensione lirica: toni caldi e freddi si fondono creando atmosfere dense, talvolta nostalgiche, capaci di oscillare tra un linguaggio intimistico ed espressionista e un registro più atmosferico e contemplativo. Notevoli la sensibilità per il chiaroscuro, la luce e la resa emotiva delle scene.
Sarebbe auspicabile — e doveroso — che la città di Mazara del Vallo promuovesse studi, mostre e ricerche volti a valorizzare l’opera di questo artista originale e ancora troppo poco conosciuto. Una raccolta sistematica delle sue opere e la realizzazione di un catalogo critico consentirebbero finalmente di definirne e riconoscerne il reale valore.
Giacomo Cuttone



