“FUTSA MAZARA. LA PARTITA VISTA CON ALTRI OCCHI”
Futsal Mazara ha vinto martedì sera contro Gea Piazza Armerina, di gol ne ha fatti 5 contro i 3 degli avversari, partita valida per la Coppa Italia. La cronaca è questa, limpida, asciutta. Mazara vince tra il vociare di tifosi, gol che gonfiano la rete, i volti sudati dei giocatori, la smorfia per un dribling non riuscito. Ho assistito non ad un gioco ma ad una liturgia del movimento. Quando la sirena strappa il silenzio, il rettangolo di gioco cessa di essere materia e si fa spartito. Qui, dove lo spazio è un lusso e il tempo un soffio, non v’è posto per l’urto cieco della punta, ma solo per la carezza sapiente della suola. Osservate il piede che si posa sulla sfera: non è un tocco, è un atto di dominio e amore. La suola doma il cuoio, lo addormenta per un istante per poi risvegliarlo in un ricamo improvviso. È il fraseggio dei sapienti, un dialogo muto dove il pallone non rotola, ma scivola come seta su un altare di gomma. I calciatori non corrono, danzano. I loro muscoli, tesi come corde di violino, raccontano una forza che non cerca lo scontro, ma l’equilibrio. E poi, i triangoli invisibili che si disegnano e si dissolvono in un battito di ciglia! Non sono schemi tattici, sono passi di danza sincronizzati. Un passaggio, uno spostamento, il ritorno: uno, due, tre. Il ritmo è frenetico, ogni uomo sa dove sarà l’altro prima ancora che l’occhio lo scorga. Si cercano, si trovano, si sfiorano in un gioco di specchi che disorienta il difensore. Quando il pallone gonfia la rete, non è solo un gol. È l’ultima nota di un’aria d’opera, il momento in cui la danza si ferma e il respiro, finalmente, torna a farsi sentire. Nel Futsal, la poesia non si scrive con la penna, ma con l’incanto di un piede che sussurra alla palla: “Seguimi, e faremo sognare il mondo”.
Salvatore Giacalone




