C’è una domanda che da qualche settimana aleggia sul porto canale di Mazara del Vallo come un gabbiano in cerca di sardine: che fine ha fatto la draga comunale?
La domanda arriva da Fratelli d’Italia, che ha presentato una dettagliata interrogazione per sapere se il prezioso mezzo acquistato dal Comune sia operativo, quanto costi mantenerlo, quali interventi abbia effettuato e se esista un piano per utilizzarlo.
Fin qui nulla di strano. Anzi, esercitare il ruolo di opposizione è legittimo e doveroso. Peccato che la vicenda assuma contorni quasi poetici se si guarda nello specchietto retrovisore della politica locale.
Perché stiamo parlando della stessa draga che venne inaugurata il 29 dicembre 2023 tra applausi, benedizioni, spumante infranto sulla fiancata e fotografie di rito. Una draga da circa 900 mila euro, acquistata grazie a un finanziamento pubblico destinato alla manutenzione dei fondali del porto canale e del fiume Màzaro e al contrasto dell’erosione delle spiagge di Tonnarella e San Vito.
E stiamo parlando dello stesso Fratelli d’Italia che fino a poche settimane fa sedeva comodamente nella maggioranza che governa la città, con due assessori in giunta e un contributo determinante all’elezione del sindaco.
L’interrogazione è minuziosa. Chiede lo stato di efficienza del mezzo, la data dell’ultimo collaudo, le manutenzioni effettuate, i costi di gestione, le assicurazioni, il personale, l’ormeggio, persino l’eventuale impiego per il ripascimento delle spiagge.
Domande più che legittime ma, inevitabilmente, ne fanno nascere un’altra.
Possibile che durante gli anni trascorsi in maggioranza nessuno abbia avuto curiosità di sapere cosa stesse facendo una motodraga da quasi un milione di euro ormeggiata a Piazzale G.B. Quinci?
Perché la vera protagonista di questa storia sembra essere proprio lei: la Màzaro. Un mezzo che doveva contribuire alla manutenzione dei fondali e che invece è diventato una perfetta metafora della politica locale.
Varata in pompa magna. Fotografata da ogni angolazione. Presentata come una svolta. Utilizzata per alcuni interventi sul fiume e per il ripascimento delle spiagge. Poi tornata al suo approdo abituale, tra autorizzazioni, procedure, burocrazia e l’eterna attesa di tempi migliori.
Nel frattempo il porto continua a insabbiarsi con una puntualità svizzera. Le ordinanze della Capitaneria limitano i pescaggi. I comandanti controllano le maree. I pescatori fanno slalom tra fondali sempre più bassi. E la città continua ad ascoltare la colonna sonora che accompagna questa vicenda da quarant’anni: “ci stiamo lavorando”.
La situazione è talmente surreale che ormai il dragaggio assomiglia al mostro di Loch Ness. Tutti ne parlano. Molti giurano di averlo visto. Nessuno riesce a fotografarlo mentre lavora.
Del resto, a Mazara la Màzaro sembra aver sviluppato una curiosa abitudine: riemergere periodicamente tra comunicati, conferenze stampa e polemiche politiche, per poi tornare alla sua tranquilla vita contemplativa sul molo di Piazzale G.B. Quinci.
Nel frattempo i 900 mila euro investiti per dotare la città di uno strumento destinato alla manutenzione dei fondali e alla difesa delle spiagge continuano ad alimentare una domanda semplice: il gioco è valso la candela?
Ora Fratelli d’Italia chiede trasparenza. E la trasparenza è sempre una buona cosa. Resta però il dubbio che la draga sia diventata vittima di una curiosa trasformazione politica: fino a ieri simbolo di un’amministrazione da sostenere, oggi reperto archeologico da interrogare.
La Màzaro, ormeggiata e silenziosa a Piazzale G.B. Quinci, da mesi osserva il porto che continua a insabbiarsi e la politica che continua a discuterne il destino.
Forse è diventata il simbolo più fedele della città: tutti sanno dove si trova, nessuno sa quando tornerà davvero in azione e ogni tanto riappare nel dibattito pubblico con la puntualità di una campagna elettorale. Una presenza costante, più costante del dragaggio stesso.
Probabilmente osserva la politica cittadina con la serenità di chi ha capito tutto. D’altronde è una draga. E di pantani, per mestiere, se ne intende.
Giacomo Cuttone




