Fare Ambiente, associazione ambientalista riconosciuta dal Ministero dell’ambiente, con il maggior numero di iscritti in Sicilia, ha sempre auspicato più frequenti interventi di dragaggio del nostro porto, considerati anche gli sbalzi di portata del fiume Mazaro. Per questo motivo non accetta lezioni da parte di nessuno circa la cura del nostro fiume, con il relativo impiego di mano d’opera (chi scrive è un impresario che ha sempre tirato la carretta).
E’ pretestuoso tra l’altro scaricare responsabilità sull’Assessorato regionale territorio e ambiente che, com’è noto, ha già autorizzato il dragaggio, curandosi del legale, corretto smaltimento dei sedimenti dragati. Non sembra però che il progettista, probabilmente pressato dal Comune, si sia adeguato alle indicazioni dell’Assessorato regionale che rispettano appieno le normative vigenti in materia. Normative che continuano a prevedere lo smaltimento anche a mare, purché i sedimenti siano puliti. Dal 2015 è reato, tra l’altro, danneggiare ecosistemi naturali, protetti o non protetti, figurarsi eliminarli o seppellirli, cosa che anche il Ministero dell’Ambiente ha provveduto a fare presente al progettista, al soggetto attuatore del dragaggio e al Comune.
A Mazara del Vallo sembra, purtroppo, che ci siano gruppi organizzati che più che al dragaggio sembrano pensare all’acquisizione della colmata B, biotopo ormai noto a livello europeo, che detti gruppi vorrebbero danneggiare con un nuovo apporto di fanghi che non potranno mai essere migliori di quelli che vi sono stati scaricati nel 2000. Il Gruppo consiliare autonomisti piuttosto che lanciare invettive nei confronti dell’associazione Fare Ambiente o nei confronti della Regione o del Commissario di Governo alla mitigazione del rischio idrogeologico avrebbe fatto bene a documentarsi.
Giovanni Genna, rappresentante comunale del Laboratorio Verde Fare Ambiente di Mazara del Vallo.



