A Capo Feto sono stati spesi tanti soldi pubblici per rendere la nota palude, anche sotto il profilo turistico – culturale, area naturale di livello europeo. Ciò nonostante, per gli usi smodati che ne facciamo noi mazaresi, con i confinanti petrosileni, continua a versare in condizioni pietose per l’offerta turistico – culturale. Immaginate il nostro “MUSEO del SATIRO”, custode di beni storico-culturali anche per le future generazioni, ridotto a sala giochi o a panelleria o a bettola! Capo Feto, paragonato al museo del Satiro, in quanto stesso bene (culturale) di cui all’Art. 9 della nostra Costituzione, è come se fosse stato ridotto dai mazaresi ad una sorta di parco giochi, di campo per attività che nulla hanno a che dividere con il principio della promozione della cultura previsto dal sopraddetto Art. 9.
Non pochi cittadini isolati o associati reclamano la protezione della zona umida, ma dalle loro richieste traspare che vogliono più la regolamentazione delle attività incompatibili che si praticano o che si vorrebbero praticare a Capo Feto che il rispetto degli obiettivi per cui la palude, a buon diritto, è stata inclusa tra i beni culturali.
I rappresentanti delle associazioni di cittadini che in questi giorni, attraverso giornali e televisioni, hanno chiesto interventi per la salvezza e la tutela di Capo Feto dicano chiaramente se vogliono l’istituzionalizzazione della balneazione, del campeggio, del punto ristoro, del Kite surf, del ciclismo, del motociclismo, dell’equitazione, della pesca, della caccia regolamentata e di quant’altro oppure la tutela vera del bene culturale, Capo Feto, da offrire al godimento dei cittadini rispettosi (così come sono rispettosi del Museo del Satiro) e dei turisti che cercano questi Musei all’aperto.
Per Ass.ne Pro Capo Feto
Federazione Nazionale Pro Natura
(Il Presidente)
Anna Quinci




