Vito Abate, storico militante di Forza Italia a Campobello di Mazara, interviene pubblicamente dopo aver appreso dalla stampa la sua sospensione dal direttivo cittadino del partito, provvedimento che lo riguarda insieme ad altri componenti del gruppo locale. In una nota indirizzata ai vertici nazionale, regionale e provinciale di Forza Italia, Abate esprime “profondo stupore” e contesta la legittimità della decisione.
Secondo l’esponente campobellese, la sospensione non troverebbe “alcun fondamento normativo” nello statuto del partito e rappresenterebbe una scelta “palesemente illegittima”. Abate critica il metodo adottato dalla dirigenza locale, ritenendolo contrario al ruolo di un segretario che, afferma, “dovrebbe unire, non dividere”. Richiama inoltre il valore e le prerogative del collegio dei probiviri, a suo avviso ignorate nel procedimento.
Rivendicando una militanza che risale al 1994, Abate si dice sorpreso che la decisione sia stata assunta da dirigenti “dalla storicità ignota” e interpreta il provvedimento come un tentativo di soffocare il confronto interno. A suo giudizio, la divergenza di opinioni non giustificherebbe l’allontanamento di chi ha contribuito per anni alla crescita del partito sul territorio.
Nella sua analisi, Abate collega l’episodio alle difficoltà che Forza Italia avrebbe attraversato negli ultimi anni nella provincia di Trapani, richiamando i tempi in cui militava accanto all’onorevole Nino Croce. Critica inoltre la presenza nel partito di figure che definisce “parvenu”, accusando la dirigenza di non tutelare adeguatamente storia e valori del movimento.
“Un partito forte non teme il confronto, lo valorizza”, sottolinea Abate, attribuendo le eventuali mancanze statutarie a chi ha promosso la sua sospensione. L’esponente conclude auspicando una revisione del provvedimento da parte dei vertici, per evitare — afferma — ripercussioni sul futuro del partito a Campobello di Mazara.




