In una intervista rilasciata all’Ansa il collega Rino Giacalone, oltre a tracciare un excursus sul suo impegno antimafia, esercitato da giornalista, si lascia andare a un paio di considerazioni inaccettabili per quanti, in provincia di Trapani, esercitano questo mestiere.
Giacalone lamenta come gli sia sempre mancata “la solidarietà dei colleghi trapanesi”. Affermazione pienamente contestabile dal momento che averlo assistito legalmente ed economicamente nei suoi procedimenti penali è stato un atto di solidarietà, piena e concreta, dei giornalisti iscritti alla sezione provinciale dell’Associazione Siciliana della Stampa. Giacalone rincara la dose quando sostiene che “sono l’unico che va in procura e mantiene rapporti coi PM. Perché in genere si parla solo con i difensori degli imputati”. Non è assolutamente così. Dando per scontato che i P.M e i difensori degli imputati lavorano con la stessa dignità nell’interesse della verità e della giustizia e che ogni imputato è innocente sino ad una sentenza definitiva, mi pare ovvio che questo mestiere non si può fare soltanto con le veline che escono dalla Procura o sugli input dei magistrati, né tanto meno sui pareri dei difensori degli imputati. Serve una ponderata misura che dia una informazione non di parte ma chiara ed inequivocabile, altrimenti il giornalista diventa portavoce dell’una o dell’altra parte con il solo risultato di glorificare se stesso.
Il segretario Provinciale
Giovanni Ingoglia



