Arresto Matteo Messina Denaro, perquisizioni a tappeto a Campobello di Mazara. Perquisite anche le abitazioni di un legale

Perquisizioni a tappeto a Campobello di Mazara e non solo da parte delle forze dell’ordine, nell’ambito delle indagini sull’arresto del boss Matteo Messina Denaro.

Questa mattina sono stati controllati l’abitazione di un legale, l’avvocato Antonio Messina, che si trova in via Selinunte, di fronte la casa di Salvatore Messina Denaro, fratello del boss, già perquisita lunedì scorso. Sempre all’avvocato Antonio Messina perquisite anche l’abitazione estiva a Torretta Granitola, nei pressi della sede dello Ias Cnr e un altro immobile in via Galileo Galileri a Campobello di Mazara.

Antonio Messina, 74 anni, nel 2019 finì agli arresti domiciliari. Non era la prima volta che si misurava con i guai giudiziari. Fu condannato per traffico di droga negli anni Novanta. Assieme a lui erano imputati l’ex sindaco del Comune di Castelvetrano Antonio Vaccarino, e pezzi grossi come Nunzio Spezia e Franco Luppino, fedelissimi del latitante.

Messina fu radiato dall’ordine professionale. Gli era piovuta addosso un’accusa pesantissima, quella di essere stato il mandante dell’omicidio del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto. Un delitto costato l’ergastolo a Totò Riina e Mariano Agate. Messina fu scagionato.

La presenza di Messina, anziano massone, nel 2019 fu intercettato mentre parlava con Giuseppe Fidanzati, uno dei figli di Gaetano Fidanzati, boss dell’Acquasanta, oggi deceduto, che aveva fatto di Milano la sua seconda città e la base operativa dei traffici di droga. I due facevano riferimento ad un «ragazzo» di Castelvetrano, identificato in Francesco Guttadauro, nipote del cuore di Matteo Messina Denaro. In particolare Fidanzati ricordava di un incontro avvenuto alla stazione di Trapani con «Iddu» (lui ndr) che si era fatto accompagnare a bordo di una Mercedes da un certo «Mimmu». Non è chiaro se «Iddu» sia riferito a Guttadauro o, come invece sospettarono gli investigatori, a Messina Denaro.