Una giovane femmina di Capovaccaio uccisa con 7 pallini di piombo da caccia

Clara è stata uccisa con 7 pallini di piombo da caccia. Una giovane femmina di Capovaccaio, della famiglia degli avvoltoi,  è stata recuperata da un brillante intervento dei carabinieri della Forestale in seguito al gravissimo atto di bracconaggio. E’ successo martedì scorso, nella zona limitrofa a Margi Spanò (ZSC e ZPS) di Petrosino, in un vigneto a spalliera. Sono intervenuti i Carabinieri Forestali del Comando provinciale di Trapani, guidati dal maresciallo Palazzolo e i Carabinieri Forestali del Comando di Palermo, guidati dal maggiore Livolsi per recuperare questa giovane femmina di Capovaccaio,  oggetto di sperimentazione da parte dell’ISPRA e dal Centro Rapaci Minacciati di Rocchette di Fazio (provincia di Grosseto), diretto da Guido Ceccolini. L’ISPRA e il CERM, con l’applicazione di antenne satellitari,  studiano i Capovaccai nati nel Centro, nel corso dei trasferimenti dalle aree di lancio agli areali in cui quest’avvoltoio sopravvive. I lanci sono effettuati di solito nel periodo di migrazione per lo svernamento ed è stato notato che quelli allevati ed addestrati seguono la stessa rotta migratoria dei selvatici. Quest’anno, dopo il rituale addestramento, lo scorso 3 settembre,  da Matera,  sono state rilasciate due giovani femmine: Clara e Bianca che,  dopo avere superato il Pollino e la Calabria,  sono giunte in Sicilia. Clara è arrivata subito nel mazarese per essere successivamente raggiunta da Bianca, ma mentre Bianca ora si trova a Pantelleria, Clara ha avuto la sventura di passare per Margi Spanò in cui ha ricevuto il battesimo di fuoco. I naturalisti Antonino Barbera ed Enzo Sciabica, debitamente informati, da domenica scorsa hanno cercato di recuperarla, ma ferita si sottraeva all’avvistamento, si nascondeva. In forza, son dovuti intervenire i Carabinieri Forestali che l’hanno recuperata morta in mezzo ad un vigneto a spalliera, lungo il tragitto che ad est porta fuori da Margi Spanò, dove i bracconieri, probabilmente intimoriti dall’antenna e da segnali satellitari, l’avranno buttata in un piccolo spazio. Trasportata all’Istituto Zooprofilattico di Palermo, la radiografia ha rivelato 7 pallini di piombo da caccia cosparsi per tutto il corpo. L’evento è l’ennesima dimostrazione dell’efferatezza degli atti di bracconaggio in Sicilia sud-occidentale, in particolare nel mazarese: Capo Feto e Margi Spanò, Pantano Leone e diga Trinità. Come riferisce lo stesso Sciabica: “mentre per lo Stretto di Messina, famoso per il bracconaggio relativo ai rapaci, all’Adorno (Falco pecchiaiolo) in particolare, molto è stato fatto, poco ancora si sa e si fa per il bracconaggio nel non meno importante scalo migratorio mazarese da e per l’Africa, come se anche geograficamente non fosse il punto più significativo in cui dovrebbe trovare applicazione il famoso Accordo AEWA (riguarda la conservazione degli uccelli acquatici migratori dell’Africa-Eurasia, noto anche come AEWA (abbreviazione di Agreement on the Conservation of African-Eurasian Migratory Waterbirds). Speriamo – conclude Sciabica- che il sacrificio di Clara sia valso a qualcosa”. Capovaccaio ha muso grinzoso, giallastro. E’ noto anche con il nome di “avvoltoio degli egizi”. Un nome che ha a che fare con l’amplissimo areale di nidificazione, che comprende appunto l’Africa, ma anche l’Europa meridionale, la Penisola Arabica e parte dell’Asia, fino al lontano Pakistan. Uccello mediterraneo per eccellenza – nonché il più piccolo avvoltoio europeo – il Capovaccaio storicamente abitava quasi tutta l’Italia, dalla Sicilia all’Appennino, fino alle Alpi marittime. Il declino della specie comincia negli anni ’60, con la progressiva diminuzione delle popolazioni che ha portato alla totale estinzione della specie nelle regioni settentrionali e centrali, nonché in Campania. In Sicilia, però, Clara è stata abbattuta con 7  pallini di piombo. (*sg*) (nella foto i carabinieri della Forestale trovano l’animale morto)

Salvatore Giacalone