“The Wall”, a 40 anni dalla sua uscita, emblema contemporaneo

A 40 anni dalla sua pubblicazione, avvenuta il 30 novembre del 1979, The Wall rappresenta uno dei masterpiece  dei Pink Floyd per eccellenza.

Chi non conosce la brutalità di Waters nel descrivere con musica e parole le proprie ossessioni e i traumi infantili vissuti, reincarnandoli in Pink, protagonista del concept semi-autobiografico di “The Wall”, nonchè alterego creato dalla fusione di Waters e Barrett.

Io immagino Pink come un bambino che crescendo affronta le varie tappe della sua umana esistenza, ognuna di esse contrassegnata da un trauma o da sentimenti come la paura, il dolore, l’incertezza, la frustazione, l’alienazione e la desolazione.  Il padre morto durante la Seconda guerra mondiale, i rapporti difficili vissuti con la madre, la rigidità oppressiva del sistema d’istruzione britannico. Tutti mostri da abbattere all’interno di un percorso esistenziale.

“Dimmi, c’è qualcosa che ti sfugge, amore?
Questo non è ciò che ti aspettavi di vedere?
Se vuoi scoprire cosa c’è dietro a questi freddi occhi
Dovrai soltanto aprirti la strada a unghiate  attraverso
questo travestimento”

“Hai visto le persone spaventate?
Hai sentito le bombe cadere?
Ti sei mai chiesto
Perché abbiamo dovuto cercare un riparo
Quando la promessa di un coraggioso nuovo mondo
Si è srotolata sotto il pulito cielo azzurro”

 

Una lotta interiore incessante per difendere la propria umanità, che porterà simbolicamente all’innalzamento di un muro, costruito mattone dopo mattone.

 

“Non ho bisogno di braccia intorno a me
Non ho bisogno di medicine per calmarmi
Ho capito quello che sta succedendo
Non crediate che abbia bisogno di qualcosa
No! Non crediate che abbia bisogno di niente
Dopotutto era tutto solo mattoni nel muro
Dopotutto tutti voi eravate solo mattoni nel muro”

 

The Wall non è solo il dramma personale del protagonista, ma è anche un dramma collettivo, proprio di tutti coloro che vivono la propria vita lottando ogni giorno contro l’emarginazione, brancolando nella paura di non essere accettati, o di essere abbandonati; di coloro che innalzano  muri immaginari  attorno alle proprie fragilità, per difendersi dall’odio, dall’oppressione, dal fascismo, dal razzismo, dall’integralismo, dal populismo, dalle lotte di potere.

L’abbattimento finale del proprio muro è il fine nobile verso cui l’uomo tende, cercando di riprendere in mano la propria vita con stenti e sofferenze.

 

 

LYRICS by Pinkfloyditalia.wordpress.com