L’attesa in chiesa, nozze saltate “Ci disse che non poteva pagarle”

Il matrimonio era stato fissato per le 15, ma fino alle 15,30 non si era ancora presentato in chiesa. L’incubo della sposa, degli amici e dei parenti è cominciato in quel momento, quando hanno cercato di contattare Francesco Ciaravolo, l’uomo che avrebbe dovuto sposare, il 29 dicembre scorso, un’infermiera di 53 anni nella chiesa San Francescco di Paola a Salemi.

“Era tutto pronto – racconta Francesco di Santo – anche il banchetto, che era stato organizzato in un hotel di Mazara del Vallo. Abbiamo subito avvisato la sposa che si trovava ancora a casa con il fotografo, lei non è mai arrivata in chiesa perché di Francesco non c’era nemmeno l’ombra”. Eppure, fino a due ore prima, il 48enne si sarebbe trovato al solito bar, proprio come precisa Di Santo, il titolare: “Ha trascorso la mattinata lì, aveva ancora la barba incolta, non sembrava felice. Prima di un matrimonio è normale sentirsi nervosi, ma ho avuto la sensazione che la sua non fosse semplice tensione. Gli ho chiesto come mai non fosse a casa per prepararsi, ma lui mi ha risposto che in poco tempo sarebbe stato pronto. E’ andato via dal bar intorno alle 12,50, dicendomi che ci saremmo visti in chiesa”.

E invece all’altare Ciaravolo non è mai arrivato. Dopo le 15 nessuno sembrava potesse parlare con lui: “Abbiamo cercato di contattarlo tutti, ma non rispondeva. Finalmente ha poi risposto al mio dipendente, Salvatore Drago, con il quale è scoppiato in lacrime. Ha detto che voleva lanciarsi da una montagna”. La voce rotta dal pianto, la disperazione. Ciaravolo avrebbe manifestato così l’intenzione di non presentarsi al matrimonio.

“Gli ho chiesto cosa fosse successo – dice Drago – ma lui era fuori controllo. Mi ha detto che non aveva i soldi per saldare il conto e che non avrebbe potuto far fronte a tutte le spese del matrimonio. Ho cercato di tranquillizzarlo, gli ho detto che avremmo potuto parlare col sacerdote, col fotografo, per capire come risolvere il problema, ma niente. Era disperato”. “Da allora non l’ho più visto né sentito – aggiunge Di Santo – ma alcuni miei compaesani ci hanno raccontato di averlo notato in giro. Dopo pochi giorni abbiamo saputo del ritrovamento dell’auto bruciata, ciò ci ha sconvolto. Se quel corpo dovesse essere davvero il suo non riusciremmo a spiegarci il perché di una fine così terribile. Sono ancora tanti i punti oscuri di questa vicenda – concludono gli amici – siamo tutti sotto choc”.